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Roma, recuperati 337 reperti archeologici per un valore di 15mln

16 luglio 2010

Roma, 16 lug (Il Velino) – Loutrophoros, statue in marmo raffiguranti la dea Venere, crateri a volute apuli e attici, kylix calcidiche, padelle, statuette e un tripode in bronzo. Questi alcuni dei 337 reperti archeologici provenienti da Lazio, Puglia, Sardegna e Magna Grecia recuperati dai Carabinieri del reparto operativo Tutela patrimonio culturale e presentati questa mattina al Colosseo. Il valore patrimoniale complessivo di questi “reperti archeologici di assoluto pregio”, come li ha definiti il sottosegretario per i Beni e le attività culturali Francesco Giro, si aggira attorno ai 15 milioni di euro. Le opere sono state sequestrate dalle autorità svizzere nel corso di indagini iniziate “ancora negli anni ’90 – come ha spiegato il comandante dei Carabinieri del reparto operativo Giovanni Nistri – e che ora hanno trovato la loro espressione con la presentazione odierna”. L’importante recupero, reso possibile grazie a una rogatoria internazionale emessa dalla procura della Repubblica di Roma, rappresenta “un incredibile successo nella lotta al traffico di reperti archeologici, anche per la qualità inusuale, l’arco di tempo e l’estensione geografica di provenienza dei reperti” ha dichiarato il sopraintendente per i beni archeologici di Roma Giuseppe Proietti. L’indagine, denominata convenzionalmente “Andromeda” (“paradigma della bellezza oltraggiata dal mostro, ma salvata dall’eroe Perseo” ha sottolineato ancora Nistri), prende spunto dagli approfondimenti del caso Medici e, in particolare, attorno alla figura di Robin Symes, punto di riferimento negli anni ’70 e ’80 di tantissimi ricettatori del settore.

Il noto dealer, coinvolto in vicende giudiziarie in Inghilterra, per cercare di salvare la sua libertà patrimoniale e personale trasferì i suoi interessi commerciali in Svizzera. Qui, la collaborazione con la magistratura elvetica e con le Polizie cantonali di Ginevra e Basilea ha permesso di scoprire società di comodo create per sfuggire ai controlli. Il proseguimento dell’inchiesta, coordinata dalla procura di Roma, ha consentito nel 2008 di emettere ulteriori richieste internazionali di indagini. Le ricerche e le analisi dei dati hanno permesso di individuare una mole di notizie riguardanti reperti archeologici provenienti dall’Italia, in particolar modo da Puglia, Lazio, Sicilia e Sardegna. Purtroppo, come ha rimarcato la sovrintendente del Colosseo Rossella Rea, “per la maggior parte dei reperti possiamo definire solo un’area geografica su larga scala, non le singole aree archeologiche da cui sono state originariamente sottratte. Solo per alcuni e grazie a un incrocio di dati, è possibile darne un’indicazione contestuale precisa, come ad esempio per alcuni pezzi provenienti dall’Etruria meridionale, in particolare da Cerveteri”.
(Giulia Stanisci) 16 lug 2010 14:19 – www.ilvelino.i

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